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LOVE HOTEL

Pippola Music 2008

 

ALTERNATIZINE - http://www.alternatizine.com 

La nuova scoperta della giovane ed interessante “Pippola Music” si chiama Superpartner e si candida a diventare la nuova “ big thing” del panorama indie-pop italiano. Che Pippola Music si muova sempre con stile e grande cura lo si nota fin dalla copertina, dove splendono le foto della geniale Anna Di Prospero, emergente virgulto impregnato di un talento creativo fuori dal comune: ne sentiremo sicuramente parlare in futuro. Per quanto riguarda la musica, i pugliesi Superpartner si muovono con indubbia classe negli zuccherosi territori del power-pop melodico, evocando fresche suggestioni “indie-pop” e romantici ricordi “sixties”, danzando con leggiadria sopra le impronte lasciate da illustri signori quali Cardigans, Belle And Sebastien e Stereolab e facendole luccicare di una nuova luce, grazie a sapienti tocchi intrisi di elegante modernità. “Love Hotel” è una collezione di dieci deliziose canzoni pop, elaborate con dolce maestria sopra accattivanti melodie iper-glassate e valorizzate dalla sensuale voce dell’ammiccante gattina yè-yè Rosita Garzia. La musica dei Superpartner è dichiaratamente “easy-listening”e sfido chiunque ad affermare che tutto ciò possa in qualche modo essere considerato un difetto, inoltre possiede il raro pregio di abbinare con grazia le languide melodie del pop con la potenza delle ambientazioni sonore evocate, ricamando variegate trame vintage intrise di sensuali sfumature. Un piacevole viaggio indietro nel tempo nei meandri di un mondo incantato, dove enormi nuvole di zucchero filato ci strizzano l’occhio e ci invitano ad approfittare di loro, senza il minimo timore di potersi cariare i denti. Massimiliano Locandro

ASAP FANZINE - http://www.asapfanzine.it 

Carino quest’album dei Superpartner intitolato Love hotel. Certamente dovete amare Belle and Sebastian, Stereolab e Delgados. Mi sono piaciute molto Do you remember the hill? che mi ha ricordato qualcosa dei Fab Four e anche Lady swimmer.Un pop suggestivo e rilassante proprio giusto per queste tiepide giornate autunnali. Marco Colombo 

BEAT MAGAZINE - n. 33 - novembre 2008

Un disco così caldo in autunno stimola l'effetto-coperta, quello che ti fa rimanere a letto e dormire fino a tardi. E' infatti rassicurante e coinvolgente allo stesso tempo la musica dei leccesi Superpartner, dieci brani divisi fra Side A e Side B, per ritrovare ironicamente il piacere dei due lati di un vinile. Un richiamo non così ironico agli anni sessanta, al modernariato e all'immaginario positivo di quel periodo. Le atmosfere dell'album sono cinematiche e retrò, come se Love hotel fosse la degna colonna sonora di un aggiornato " Band A Part" di Jean-Luc Godard. La voce di Rosita Grazia è aggraziata e ferma e le tastiere indirizzano molto il sound del gruppo. G.L.

BEAUTIFUL FREAKS - http://www.beautifulfreaks.org 

Se associamo la parola Love a: Svezia, Indie-Pop, capelli biondi, labrador record, film in super8, vestiti dismessi della mamma, ecco che entriamo in sintonia con i Superpartner. Una Lecce alternativa ai mille gruppi raggae, una Lecce che si nasconde in deliziosi bozzetti twee-pop. Dalle acque cristalline di “Song for Sarah” riemergono i visi pallidi dei Club 8, e come in una tela di Dante Gabriel Rossetti, sanguinano di melodia le tinte morbide. Certo lontani dalle contorsioni elettrificate dei mai troppo compianti Delgados, ma vicini ad una forma canzone semplice che dona ai brani una funzionale circolarità. Un solido primo passo. TUM

 

BLOW UP - n. 125 - ottobre 2008

Quando si dice la gavetta. Dopo molti anni e cambi di formazione, i leccesi Superpartner approdano al debutto ufficiale sotto le tende della fiorentina Pippola, che fa le cose in grande distribuendo "Love Hotel" anche in Francia, nel Benelux e in Giappone, dove sospetto la promozione andrà particolarmente a segno. Mutuando l'insegna da un brano dei conterranei Studiodavoli, la band di Francesco Lanferdini piazza i paletti dei propri riferimenti in un pantheon che comprende l'epoca dei musicarelli e del girl pop francofilo, i colori sgargianti di vesti optical, le vetture granturismo dei Cardigans e un pizzico di increspature modello Delgados. C'è l'imbarazzo della scelta per definire le parti migliori: concorrono Lady Swimmer che nella carenza di archi parte guitar per concludere lento da mattonella, No Secrets nel tracciare una strada potenziale Blonde Redhead, Microfilm a parlare la lingua degli svedesi Irene e sottoscrivere che gli anni Sessanta, per fortuna, non moriranno mai (ma nella transdecade ci sono anche le Pipettes, e i Travolta/Newton John dell'anno dopo), la gassata Torture Me in scia Broadcast, ancora espandibile attraverso un remix ladytroniano. Sono canzoni, alcune delle quali scritte tempo fa, sulle quali non si deposita l'usura dei giorni, dei mesi e pure degli anni, lascia intendere il fresco Hammond di Supernatural. Forse i Superpartner osano ancora poco -la personale sensibilità di Lanferdini sa arrivare alla penna in maniera anche più diretta e profonda- nell'introdurre cambi di passo, elementi di corsa casuale e saggia follia, ma in "Love Hotel" non si corre il rischio che la fascinazione sia meramente estetica, o filologica: la fortuna del disco passerà anche dalla scelta dei singoli, con l'iniziale Song for Sarah, la bucolica Do you remember the hill? e il manifesto Pink Girl in pole position. Se nel pop non c'è ormai più niente da inventare, sarebbe comunque bello vivere nel loro inappuntabile mondo, che tende a crescere con gli ascolti. Enrico Veronese  

 

CENTRO MUSICA "IL CASCINETTO" - http://www.cantieresonoro.it 

Bella sorpresa questi Superpartner, novità di casa Pippola Music. Love Hotel è l'esordio, concentrato di pop d'altri tempi e melodie azzeccate sapientemente miscelate da questi sei ragazzi Pugliesi. Un piglio da band navigata ed influenze che si dividono tra power-pop d'oltremanica e tradizione chansonierre francese. La melodia è quindi la vera protagonista di un disco che riesce a rendersi non stucchevole, poggiando la propria essenza su una ricerca mai banale del giusto equilibrio tra passato e presente. Nulla di rivoluzionario, ben inteso, ma un disco dal gradevole ascolto che si fa largo tra le migliaia di uscite di genere. Unica pecca, se proprio la si vuol trovare, è la qualità di registrazione dell'album, che a lungo andare pare tarpar le ali a brani che potrebbero sicuramente rivelarsi maggiormente evocativi con il giusto suono a supporto. Un disco che comunque merita ascolti ed attenzioni e che ci fornsce una nuova ed allettante promessa di questa annata 2008. Ben fatto. Marco Allegri

 

INDIE FOR BUNNIES - http://www.indieforbunnies.com 

Piove. Senza tregua. Il cielo grigio e piatto è lì a ricordare che ormai novembre è arrivato anche da queste parti. L’ennesimo novembre. Piove. Le nuvole indifferenti ci risputano addosso tutto lo schifo che noi abbiamo mandato su. Svariati centimetri cubi di smog ed ossessioni liquide che rigano le finestre scivolando lentamente verso terra, lasciandosi dietro una scia tortuosa. In momenti come questo pensi che potrebbe anche non smettere mai più di piovere. Pensi che la monotonia di quel cielo è lì a ricordarti che le cose non cambiano mai, che continuerai a chiederti inutilmente quale è il tuo posto sotto quel cielo.

Cerchi un attimo di evasione, un raggio di sole in grado di squarciare la coltre grigia che ti sovrasta, un disco che ti faccia sentire altrove e in un altro momento. Cerchi qualcosa che ti ricordi colline verdeggianti a perdita d’occhio e campi immensi costellati di papaveri rossi tra i quali rotolarsi, meglio se in due. Qualcosa che parli di primavera e di spensieratezza, di giornate lunghe da riempire con posti nuovi, ricordi e polaroid sfocate; che parli di una bicicletta e di strade di campagna da percorrere con la musica giusta nelle orecchie, magari il pop fresco ed agrodolce dei salentini Superpartner e del loro “Love Hotel”. Il loro disco d’esordio è questo ed altro: ci trovi dentro gli echi della Scandinavia dei Cardigans e le passeggiate per i boulevard parigini baciati dal sole e per le pittoresche stradine di Montmartre; ci trovi canzoni che hanno il gusto zuccheroso di una caramella che si scioglie in bocca, ci trovi tinte pastello e fascinazioni sixties nella voce elegante di Rosita Garzia e nella sensibilità squisitamente pop racchiusa nel songwriting di Francesco Lanferdini. Un album dalle mille sfaccettature, coloratissimo come una tavolozza di un pittore, caldo e leggero come una brezza primaverile: un toccasana contro le giornate troppo grigie. Il miglior pink pop italiano oggi alberga nel “Love Hotel” dei Superpartner. Giuseppe Muci 

 

INDIEGESTIONE - http://indiegestione.wordpress.com

Che dire… Tanto di cappello a questa band di origine salentina che sembra avere nel sangue l’indiepop fresco ed originale che ricorda tanto gli anni 60 grazie alla voce profonda e sensuale della bella Rosita GArzia. Ben curati gli arrangiamenti delle dieci tracce, da sottolineare quelli di Lady Swimmer che potrebbe senza problemi riassumere il disco, atmosfere pop ovattate condite da coinvolgenti riff di chitarra che fanno viaggiare l’ascoltatore in un vortice di forti emozioni e che lo inducono in uno stato di apparente appagamento. Un peccato ritornare sulla terra dopo l’ascolto di questo lavoro ben cucito… Qualche traccia in più sarebbe stata graditissima, in francese magari (affermazione spontanea dopo il primo ascolto del disco)… Nel complesso davvero una chicca, un lavoro fresco e gioviale che entra di diritto nella discografia indiepop che conta, al fianco di Cardigans, Stereolab e Belle And Sebastian. Cosa dire… Buon sangue non mente! Diego Tanzariello

 

KRONIC - http://www.kronic.it 

Il debutto sulla lunga distanza dei pugliesi Superpartner è il delizioso frutto di una band già matura, capace di proporre un sound fresco e colorato, riassunto in dieci tracce cordiali. “Love Hotel” trova la sua arma vincente nella voce limpida e gradevole di Rosita Garzia, alla quale a volte si unisce quella profonda del chitarrista Francesco Lanfredini. I Superpartner si esprimono in inglese su una struttura melodica che richiama spesso le attitudini tipiche di alcune band votate alla coralità strumentale, come i primi Beach Boys, e la spensieratezza di certi gruppi italiani degli anni ’60. Il sestetto si muove compatto e disegna, grazie al synth polveroso di Cristiano Longo, scenari dal gusto retrò, e non manca di aggiungere alla propria ricetta un bel ritmo sostenuto e pungente. Momenti d’allegria contagiosa (“Song for Sarah”) e brani che si lasciano amabilmente fischiettare (“Do You Remember the Hill?”) vanno a mescolarsi con le atmosfere calde di “Microfilm”, trovando senso compiuto nelle radici profonde di “Lady Swimmer”, fino a sfociare in quelli che sembrano indizi sicuri della continuità del progetto: la sensuale “Torture Me” e la fascinosa “Chic and Shine”. Rosita Garzia si rivela la figura primaria del suono complessivo della band, riscattando l’immagine che la ritrae, all’interno del booklet, perplessa e indecisa di fronte a un motore in panne mentre i cinque ragazzi la osservano seduti e inermi. Pink revenge. Roberto Paviglianiti

 

IL MUCCHIO - n. 651 - ottobre 2008

Sarà l'effetto "Baustelle su major", ma da alcuni anni il pop aggraziato e moderatamente visionario derivato dai Sixties e filtrato attraverso la lezione dei Nineties sta guadagnando credito, tanto da candidarsi come possibile fenomeno di vasta risonanza. Al di là di ciò che riserva il futuro, il debutto dei Superpartner ha ottime carte da giocare, forte com'è di dieci brani che si muovono con passo sicuro tra sonorità aggraziate e ipnotiche, sintetizzatori vintage, suggestioni da grande schermo d'altri tempi, chiari rimandi a esperienze internazionali (Stereolab) e autoctone (gli Studiodavoli, anch'essi leccesi; dalle loro ceneri è nato fra l'altro Il Genio, che integra la formula con marcati accenti Eighties). Unico ostacolo per un'eventuale affermazione del sestetto sul nostro mercato, che i testi intonati da Rosita Garzia - una deliziosa e credibile ragazza yè-yè, seppure senza vocazione beat - siano tutti in inglese: ma Love Hotel scorre fluido, soffice e (appena) malizioso, e questo dovrebbe bastare per garantirgli quantomeno buoni riscontri di culto. Federico Guglielmi

 

LA SCENA - http://www.lascena.it 

Se avete voglia fate un salto nello space del gruppo e leggetevi la biografia: vi renderete conto di quante ne abbiano già fatte i Superpartner, tra concorsi prestigiosi, festival, partecipazioni a compilation, prima di approdare a quello che è, a tutti gli effetti, il primo disco. All’estero sarebbero già in copertina su “Moyo”, ma tant’è…Complimenti allora alla Pippola Music, etichetta toscana, tra le più attive ed interessanti del panorama nazionale, che si è assicurata i servigi del combo pugliese. Davvero, Lecce non è la città che viene in mente ascoltando le dieci bellissime tracce di “Love hotel”, piuttosto Londra, la Scozia e, entrando nel merito delle influenze, i Belle&Sebastian, i Cardigans, i Delgados, quasi sempre voci femminili su una struttura pop/caramellata insomma: la voce di Rosita Garzia è decisamente evocativa, così come Do you remember the hill incarna la quintessenza del singolo perfetto. L’ostentazione dell’estetica retrò, fin dalla grafica, in questo caso non è davvero un problema. Lunga vita ai Superpartner! Francesco Pizzinelli

 

LOST HIGHWAYS - http://www.losthighways.it 

Alcuni dischi hanno bisogno di diversi ascolti per conquistare, altri invece si insinuano da subito. Lunedì mattina, ore 7, cielo scuro e temperatura ostile, sbadiglio. Autobus pieno di persone, ragazzi e ragazze, qualcuno grida. “Play”. Cielo azzurro, un giro in bicicletta in collina, sole, primavere di giovinezza e pensieri d’amore. Love Hotel è il primo album ufficiale dei Superpartner, che dopo diverse autoproduzioni e incursioni in compilation, mettono in fila dieci canzoni per andare incontro a questo autunno. Definito dagli autori stessi un disco pink pop, gioca invece intorno a sottili contrasti. Due voci, un uomo e una donna, appigli vintage che si mescolano a strumenti più nuovi. Pur intrise del medesimo romanticismo di fondo, le canzoni si prestano a rappresentare i diversi umori che uno stesso sentimento può provocare. Così, se Song for Sarah è un inno al buonumore così accattivante che non può non strappare un sorriso o far tamburellare la mano, Lady Swimmer invece sembra scritta appositamente per far scendere una malinconica lacrima. Do you remember the hill? è un singolo ideale, ha una costruzione davvero impeccabile: melodia convincente, un’altalena perfetta fra strofe e ritornello, una combinazione ideale tra la voce maschile e femminile. La melodia è ricca e interessante: sposa la strumentazione classica con il suono del computer e del synth, rendendo il risultato particolare. Un lavoro che vorresti far suonare come un vinile, con la puntina che ogni tanto salta, con quel suono imperfetto e caldo che andrebbe perfettamente a braccetto con l’animo nostalgico di queste canzoni. No secrets, Love Hotel, Microfilm incarnano del tutto questo spirito, mettendo in fila delle melodie composte ad hoc, che crescono e si aprono al momento giusto, lasciando il segno, con chitarre e tastiere che imprimono le loro note nella mente. Inevitabile un appunto particolare per la voce di Rosita e per la grazia con cui scivola sulla musica, dalle prime note sino alla bellissima Chic and shine che con incantevole dolcezza chiude il disco, lasciando dietro di sé un’elegante eco. Nei diversi elementi che lo compongono questo disco non è mai estremo. Pieno, tanto di melodie e suoni quanto di immagini, gioca i propri colori sdraiandoli su una base tenue. Come in un disegno a pastelli leggeri, i colori si mescolano in sfumature nostalgiche; da queste l’opera guadagna la propria resa d’insieme. E’ il disco della mezza stagione che non c’è più, scalda e abbraccia come il primo maglione pesante che si indossa d’autunno, come la prima giornata primaverile in cui togliere il cappotto e godere il sole. Love Hotel non è un lavoro che percorre nuove strade musicali, non appare complesso né stravolgente. E’ piuttosto un’opera semplice che nasconde nella sua rara ed innata familiarità il proprio punto di forza. Attinge ad un immaginario molto preciso, è figlio non solo delle proprie melodie ma anche delle immagini che esso stesso evoca. Un approccio morbido, che merita attenzione anche per la cura con cui è realizzato. Riuscire a costruire un bel disco pop, di musica gentile che accarezzi il sogno, non è affatto facile come sembra. Con le evasioni che ci regalano i Superpartner superano la prova a pieni voti, e infondono benessere sin dalle prime note. Giulia Gasparato 

 

MUSICBOOM - http://www.musicboom.it 

Questa sembra davvero la stagione del pop elettronico. l'"easy listening" sembra aver contaminato e monopolizzato una consistente fetta del frastagliatissimo circuito indipendente. Ovunque "canzonette" leggere e di facile ascolto. I sottofondi indietronici assumono i caratteri di ingrediente fondamentale di molti dischi che vogliono dirsi riusciti. Beh, ma se queste "canzonette" sono come quelle di questi nuovissimi Superpartner allora ben vengano, e vangano pure in gran quantità. Innegabile è il sapore di retrò che caratterizza l'ascolto di questo "Love Hotel". Anzi, oserò di più. L'atmosfera che questo sestetto leccese nuovo di zecca sa creare somiglia a quella dei "remake" (ne è un esempio il singolo in uscita Do you remember the hills? ). Attenzione però, mai e poi mai vorrei far intendere che i Superpartner hanno scopiazzato in giro, pescato qualche vecchia gloria di un lontano passato confidando nella scarsa cultura o nella corta memoria del pubblico. Niente di tutto ciò. Che i Superpartner "odorino", anzi, per l'eccellenza e la qualità di cui hanno dato prova sarebbe meglio dire "profumino" di anni 60 è lampante e indiscutibile. Ciò che fa la differenza, e che rende questo disco un autentico gioiello, è che tutto ciò che è stato preso dal passato è stato totalmente ristilizzato, riconcepito e quindi riproposto in una chiave modernissima e attuale. I Superpartner sembrano aver fatto con la musica anni 60 ciò che ha fatto la Fiat con la gloriosa 500. Hanno preso un sound intramontabile e demodè, l'hanno scomposto, elaborato, riassemblato e l'hanno trasformato in una serie di melodie seducenti e armoniose. C'è tanta elettronica per andare incontro ai gusti del pubblico e alle richieste del mercato ma sopratutto tanto, tanto pop. Un pop che non è ruffiano ne tantomeno commerciale. Un pop che trasuda eleganza e qualità ad ogni nota, un pop che può e deve definirsi "d'autore" se non altro almeno per quanto riguarda l'aspetto puramente musicale (ebbene si, esiste ancora!). Un Pop di quello "buono" insomma. Peccato per il cantato in inglese. Provo rabbia e rammarico quando una band che dimostra un talento così brillante sceglie di cantare in inglese. I Superpartner dovrebbero essere all'italiana, dovrebbero essere "solo nostri". Del resto, l'agonia in cui versa oggigiorno la discografia italiana è una problematica che gli artisti devono necessariamente affrontare. Ci faccia riflettere questa spiacevole situazione : se questi 6 leccesi ci verrano "scippati" da qualche nazione vicina, vuol dire che in fondo non ce li siamo meritati. Salvatore Padula 

 

ONDAROCK - http://www.ondarock.it 

 “Dieci love-song dai colori tenui e dalle sfumature agrodolci”: ecco cosa contiene “Love Hotel”, esordio ufficiale dei Superpartner, sestetto di Squinzano, Lecce, che ama crogiolarsi dentro il mare dei ricordi, in bilico tra romanticismo e nostalgia. Un pop dall’anima retrò, fitto di immagini in technicolor, già sentito eppure onestissimo. Melodie al caramello, cui basta poco per trasformarsi in filastrocche (“Song For Sarah”); bozzetti coloratissimi e malinconici, ma di quella malinconia che rende la felicità quello che è: qualcosa di assolutamente ineffabile e magico (“Lady Swimmer”, “Chic And Shine”). E, poi, le chitarre che stendono prati di accordi trillanti su cui correre a perdifiato, fino al tramonto (“Do You Remember The Hill”), il post-punk che, tra spirali e saliscendi, dà vita a piccole vertigini vintage, polaroid sbiadite che resistono al tempo perché il tempo cercano di trattenerlo: per sempre (“Pink Girl”). Facendo leva sul modernariato trasognato degli Stereolab, il power-pop più sensuale e delicato e la solarità angustiata di certi Belle And Sebastian, i Superpartner superano, senza troppe difficoltà (ma anche senza molte pretese…), lo scoglio della prima prova, facendo ricorso, quando serve, anche all’elettronica (spaziale sulla nostalgica e retro-futurista “Supernatural”, timida e quasi austera tra le terre incantate di “Microfilm”), mantenendo in vita un suono che, mentre scorre nel presente, non riesce proprio a fare a meno di rappresentare il passato di ognuno di noi. Per il momento, insomma, può anche bastare. Francesco Nunziata 

 

ROCKERILLA - n. 338 - ottobre/novembre 2008

Aggiornate le carte del dream pop nazionale: la Puglia di Populous si arricchisce dei deliziosi Superpartner. Sei ragazzi cresciuti con Cocteau Twins e Cardigans nel cuore. E poi anche tanto immaginario rubato ai soliti irrinunciabili, mitici, anni '60. Ma non solo: il titolo del loro album d'esordio l'hanno preso da un bellissimo libro di Haruki Murakami; e poi molte delle melodie su "Love Hotel" sono bagnate di armonie space-pop che in più di un'occasione creano cortocircuiti neurali con la Francia retrofuturista di Air e Nouvelle Vague. Le dieci canzoni del disco sono divise, come da manuale, cinque sul 'lato a' e cinque sul 'lato b'. A quando un bel remix hypershoegaze (Ulrich Schnauss? lo stesso Populous?) di "No secrets"? Roberto Mandolini 

 

ROCKIT - http://www.rockit.it 

E' aria pura che dà brezza estiva a queste prime giornate autunnali. I Superpartner sono un raro connubio di freschezza e profondità, meraviglioso romanticismo e power-pop istantaneo che cura gli animi con toni morbidi e colori leggeri. "Love Hotel" ti avvolge con melodie circolari di epoche passate, spruzzate elettriche che riescono a fare breccia in cuori rinsecchiti che non ricordano il calore che dà l'ascolto della buona musica. Il gruppo leccese convince con discrezione, dando vita ad una raccolta di quadretti solari di deliziosa fattura e di luminosa fragilità. Praline colorate che saltellano in un mondo immaginario fatto di alberi di zucchero filato, foglie secche che sanno di caramello ed emanano suoni microscopici e impercettibili. Una carosello a due voci in perfetto equilibrio, atmosfere da carillon e sonorità che hanno la vaporosità delle tinte pastello, sono i migliori pregi di un disco intimo, elegante, dalle ritmiche carezzevoli e dotato di molteplici sfumature. L'immaginario da Nouvelle Vogue li avrebbe resi soggetto privilegiato dei mondi narrativi di Jean Luc Godard. La loro è un'ironica apologia del modernariato che rimanda però ai tocchi di pennello sonoro di gruppi come gli Stereolab e alle loro rassicuranti sinfonie minimali. Dieci tracce in cui i paesaggi chitarristici fluiscono e danno compattezza cangiante, il songwriting è sensuale e vellutato, l'incedere naturale e gli arrangiamenti raffinati. La voce di Rosita Garzia fa il resto, con un fascino da chanteuse e un canto che attinge al repertorio di voci femminili degli anni 60 come Francoise Hardy e Sandie Shaw, dà in dono grazia ed espressività a questo lavoro. "Love Hotel" è musica easy listening, un disco in cui l'essenzialità è però al servizio della bellezza. Ester Apa  

 

ROCKOFF - http://www.rockoff.it 

Dalla Puglia arriva una band che fonde il dolce tepore del sole italiano, con l'eleganza  del pop inglese. Si chiamano Superpartner e il loro album di debutto, 'Love hotel', contiene dieci canzoni (divise in due lati) ricche di echi agli anni '70, ai Beatles e ai Beach Boys. Ottimo pop interpretato dalla dolce voce di Rosita e da quella tenebrosa di Francesco che sa dosare bene malinconia e spensieratezza e il vintage con il moderno.  

 

ROCKSOUND - n. 124 - novembre 2008

I Superpartner sembrano usciti da uno di quei film a cavallo tra la fine degli anni 60 e l'inizio del decennio successivo. Nel look e ovviamente nelle sonorità che riportano in mente Françoise Hardy, Petula Clark e Nancy Sinatra. Originari del Salento, la formazione gidata da Rosita Garzia, che ha prodotto il disco assieme a Federico Fiumani dei Diaframma, ci regala dieci piccoli capolavori all'isegna del pop, dalle melodie soffici, con chitarre delicate e ritornelli ammalianti. Paragonabile ai Belle And Sebastian, ma ancora di più a Stereolab e Cardigans, il gruppo si segnala con canzoni quali "Song for Sarah", "Lady Swimmer", e "Supernatural", gustose come quelle caramelle colorate che si lasciano mangiare una dopo l'altra, lasciando poi un sapore piacevole sul palato. Se i Superpartner ci aprono le porte del loro bellissimo "Love Hotel", noi auguriamo loro di trovare spalancate quelle del successo. Daniel C. Marcoccia

 

ROCKSTAR - n. 337 - novembre 2008

Pop elegante dalle splendide atmosfere Sixties ma con quella freschezza tipica dei dischi di Stereolab e Cardigans per questi ragazzi di Lecce (che hanno prodotto il disco assieme a Federico FIumani). Perfetta la voce di Rosita Garzia per queste canzoncine dal taglio cinematografico. Mancano sono le immagini di "Attenti a quei due" e poi il quadro è perfetto. Luca Diletta

 

ROLLING STONE - n. 62 - dicembre 2008

Così giovani, così dolcemente vecchi.Il disco di debutto dei Superpartner potrebbe essere confuso per la rimasterizzazione di una sconosciuta band del passato, ma, in realtà, è il frutto del lavoro di sei ragazzi pugliesi follemente innamorati del pop più dolce e del gusto retrò tipico degli anni 60 e 70. Ciò che colpisce di questo Love Hotel non sono però i riferimenti stilistici, ma 10 brani pop che rasentano la perfezione. Canzoni come Song For Sarah e Do You Remember The Hill? sembrano classici ritrovati e quando il sound si fa più attuale (No Secrets) emerge un talento innato per il pop. Pazienza se cantano in inglese, per ora va bene così. Giuseppe Fabris

 

RUMORE - n. 203 - dicembre 2008

Il disco dei Superpartner suona come una passeggiata a piedi nudi in un parco settembrino (concetto piacevolmente introdotto dalla copertina e dall'immaginario evocato dalla band). Proprio così: un delizioso disco pop accorato e intimo, ma in fondo solare e speranzoso. Il timbro del sestetto salentino riecheggia umori di scuola Belle & Sebastian o Kings Of Convenience: squisito pop che fa fantasticare di suggestivi viaggi nella brighiera britannica, o tra i fiordi scandinavi. La cosa buffa è che Inghilterra e Norvegia sono distanti geograficamente, ma l'eterea voce di Rosita Garzia e quella di Francesco Lanferdini galleggiano splendidamente su chitarre e tastiere che riecheggiano inoltre certi Smiths, gli Housemartins e pure i Prefab Sprout, anche nella cadenze del basso e della batteria di Gianpaolo D'Errico e Francesco Fiore. Barbara Santi

 

SENTIREASCOLTARE - http://www.sentireascoltare.com 

Misurarsi coi modi e le possibilità del pop onirico, carburato di elettricità asprigna oppure screziato di retrofuturismo sintetico quando non impelagato in batuffoli di nostalgia nouvelle vague, nel guado insomma tra le calligrafie Delgados, Stereolab e Belle And Sebastian (così a spanna), significa scegliersi una bella gatta da pelare. Nel senso che o ci sei dentro con tutti e due i piedi, o non ne esci bene. Inutile sperare nell'effetto sorpresa: per quanto si tenti di calibrare il dosaggio, non c'è modo di trovare una combinazione che sappia d'inedito. Ergo, condizione necessaria e indispensabile: niente cedimenti di scrittura e confezione. Altrimenti è un guaio. Altrimenti ti ritrovi inchiodato alla croce delle cose a perdere. Ebbene, i salentini Superpartner stringono la loro gatta con accorta nonchalance. E la pelano tutta. Cioè, scrivono canzoni gradevoli, suadenti, liberatorie come massaggi subliminali sugli spigoli della memoria. Ci spalmano arrangiamenti senza clamore perché i clamori non servono, anzi è bene tenersi stretti nelle polo pastello e nelle camice attillate, fidando nel taglio vintage (chioma e abitino) e nella voce tutta cromatismi setosi di Rosita, santino di Francoise Hardy infilato nella scollatura e l'entusiasmo morbido delle passioni ben smerigliate. Avanti dunque con le languide reverie di Microfilm, con la flemma vaporosa à la Baustelle di Lady Swimmer, con gli zampillii cosmici tra inneschi grandaddy di Supernatural, con le laconiche chimere sixties della title track, coi Clientele sbarazzini di Do You Remember The Hill? e via discorrendo, che poi passare per i cuginastri smorfiosi dei Notwist(No Secrets) o per i nipotini bucolici dei Kinks (Song For Sarah) è quel peccatuccio veniale che è bene ogni tanto concedersi. Un disco gradevole - con tutto ciò che questo significa - per la nostra ed altrui consolazione. Stefano Solventi

 

SMEMORANDA - http://www.smemoranda.it 

Una biondina tiene in mano un grande specchio tondo dalla cornice dorata nel quale si specchiano cinque ragazzi con facce e vestiti da anni Sessanta. Sono in un bosco autunnale, l’immagine è ingiallita, assai vintage (come si dice oggi). La foto di copertina vale una presentazione. E poi il titolo dell’album, a stuzzicare la fantasia: “Love Hotel”. Dentro dieci pezzi di pop elegante, tipo Belle and Sebastian (o i nostri Kech), con malinconie autunnali e scampanellii invernali. Dai cori beatlesoniani di “Song for Sarah” all’intensità di “Lady Swimmer” da ascoltare sorseggiando un the quando fuori piove, dal cantato solenne accompagnato da un organo beat di “Supernatural” alla title-track con chitarre Jimmy Page e buone vibrazioni, alla ritmica e ossessiva “Torture me” (la mia coda si scatena) alla conclusiva “Chic and shine” con una melodia che sembra provenire lontana nel tempo e nello spazio. In definitiva, fra le cose più incantevoli del 2008.

 

SULLIVAN STREET RECORDS - http://www.sullivan-street-records.splinder.com 

Ieri vendevano solo succo di pesca. Niente robe acide. Succo di pesca e caramelle per la sera. Pensavamo che fossero ritornati i tempi delle gite in bicicletta. Avevi la sciarpa colorata e le collanine comprate al mare. Vedevamo tutto così chiaro. Era vero, c'era anche una musica trasognata che c'accarezzava le nuche. Dicevano che erano americani, al massimo svedesi: lì sanno fare bene il 'pop' che parte per il mondo dei sogni. Invece era Squinzano, Puglia, Italia. Perplessi chiudemmo gli occhi e ci addormentammo come ghiri ad inizio inverno. Ci apparve evidente (ed intenso) che i Superpartner ne avessero fatta di strada: dopo alcune partecipazioni a compilation celebrative - ultima fra tutte va segnalata la splendida cover de "L'Odore Delle Rose" dei Diaframma - hanno confezionato il loro primo album. 'Love Hotel' imbarca dieci canzoni 'pop' di prima qualità, quello che vola ad alta quota unendo pathos e sostanza, con una speciale attenzione per i particolari, che risaltano grazie alle trame disegnate dalle tastiere di Cristiano Longo. Rosita Garzia - che condivide con Francesco Lanferdini le parti vocali - canta come se stesse passeggiando su un boulevard parigino avvolta in un cappottino blu, manifestando una malinconica ascendenza verso la melodia fumosa, eccellendo in alcuni brani, quali ad esempio 'Do You Remember The Hill?' oppure nella splendida 'Lady Swimmer', una delle migliori canzoni del disco. In più di un'occasione il pensiero va agli '...A Toys Orchestra', alla loro capacità di inscatolare gioielli in sequenza, ma i sei ragazzi pugliesi, pur essendo sulla buona strada, ancora non riescono a tenere testa alla band campana per la durata di un intero album. Tra lillà appena sbocciati e solchi leggeri come foglioline verdi i Superpartner ci dondolano nella giostra dei loro sospiri, aspettando che passi l'inverno per cantare tutti assieme, felici di rotolarci tra i papaveri di un prato in fiore. 

 

TEA MUSIC - http://www.teamusic.it

Originari del Salento i Superpartner esordiscono ufficialmente quest’anno con l’album “Love Hotel” prodotto da Pippola Music/Audioglobe, e la sua distribuzione in Giappone, Francia e Benelux fa si che il loro successo vada ben oltre la Puglia e l’Italia. Ma la band non è nuova né sui palchi né per riconoscimenti ufficiali e i cinque anni che precedono il loro esordio discografico sono anni ricchi di successi. Formatasi nel 2003 come duo composto da Giorgia Libardo e Francesco Lanferdini, pubblicano da subito il primo cd demo, accolto positivamente da critica e pubblico, tanto che la band si allarga a sei componenti, fino ad approdare all’Arezzo Wave l’anno successivo. La voce graffiante di Giorgia viene sostituita da quella di Rosita Garzia e nel 2005 ritentano la fortuna ad Arezzo, classificandosi secondi. Nella stessa estate ad Imola sono sul calendario dell’Heineken, mentre in contemporanea cominciano le prime apparizioni in tv e radio. Del 2006 la formazione definitiva con Cristiano Longo alle tastiere, Vincenzo Carluccio alla chitarra e Francesco Fiore alla batteria, formazione che li porterà al successo nel 2007, anno di partecipazione al Rock Contest, di nuovo premiati al secondo posto, e al Your Sound, dove tornano a casa con in tasca il premio Piazzavittoria.net, mentre alcuni loro brani entrano a far parte di più compilations. Il 2008 è invece segnato dall’uscita di “Love Hotel”, “dai colori tenui e dalle sfumature agrodolci, sempre sospese tra luce ed ombra, giorno e notte, primavera e autunno”, dalla partecipazione alla compilation omaggio ai Diaframma contribuendo col brano intitolato “L’odore delle rose” e dalla trasmissione del loro primo video autoprodotto “Pink Girl” all’interno del contest di Scalo 76 su Rai2. Ma non finisce qui: partecipano ad una seconda compilation promossa da Controradio, “Rock Contest XIX Edizione” e poi ad una terza “Pop Nation Vol.4” prodotta dalla spagnola Bon Vivian Records, per concludere con la realizzazione un nuovo video “Do you remember the hill?”.

 

VITAMINIC - http://www.vitaminic.it 

Superpartner vuol dire pink pop band, come amano definirsi loro. Quel pink però non sta per twee sciabolato né per romanticherie da diabete; è il rosa della delicatezza, della femminilità, dello stile. E’ il rosa delle storie passate e delle melodie che spremono via la malinconia dal ricordo. E’ il rosa delle suggestioni cinematiche e degli Stereolab, dell’imperturbabilità dei Cardigans e delle primavere in Salento. C’è un po’ di tutto, in questo Love Hotel: le influenze lounge psichedeliche, i ponti tra gli anni sessanta e la Svezia Regina del Pop, l’elettronica triste e i testi ancora di più, in ricordo di quell’amore un po’ amaro e scolorito nei templi dei love hotel giapponesi. Alla fine però, vince su tutto il potere del ritornello. E così ecco che le atmosfere Sarah Rec. di Microfilm conquistano all’istante, insieme all’indiepop più sfacciato di Do You Remeber The Hill, con il singalong obbligatorio dall’inizio alla fine. Insomma, questi sono i Superpartner: colline, prati, cocktails, spiagge dorate, stanze d’albergo, palloncini, tramonti struggenti. Nur Al Habash

  

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 PINK GIRL

Autoproduzione - 2006

 

 

ALONE MUSIC - http://www.alonemusic.it 

I Superpatner continuano a sorprenderci. Che fossero bravi, già lo sapevamo, ma mantenere negli anni un alto livello musicale, non è cosa da poco. Il gruppo di Squinzano, a circa 5 mesi di distanza dall’ultima loro uscita, “Chic & Shine”, ci riprova con “Pink Girl”, e fa di nuovo centro…melodico, ritmico, allo stesso tempo semplice e glamour, il nuovo pezzo dei Superpartner entra in testa e non se lo dimentica più. Il loro indie-pop miscela tastiere, sonorità bit e keyboards con un equilibrio armonico che dà vita a una melodia davvero di valore. Il cd “Pink Girl” contiene il brano “Pink Girl”, un remix e una traccia video. Il video è decisamente fresco e gradevole. Vede i componenti del gruppo immersi in una moltitudine di palloncini rosa e attorniati da minimali pareti bianche. L’atmosfera che sono riusciti a creare è spensierata, pura, fanciullesca. Credo sia importante dire che i Superpatner sono autoprodotti. Ciò significa che fanno tutto da soli, con le loro sole forze, perciò il risultando è ancor più sorprendente. Come già accennato, "Pink Girl" non è il primo lavoro del gruppo. I Superpartner, infatti, nascono nel 2003 a Squinzano (LE) come duo composto da Francesco Lanferdini alla musica e Giorgia Libardo alla voce. I due realizzano il primo demo cd, “Microfilm”, contenente cinque brani cantati in inglese più una traccia di musica elettronica. Il duo si evolve in una band di sei persone e cominciano le prime esibizioni live nei locali salentini. Nel corso del 2004 e negli anni successivi, partecipano a numerosi concorsi arrivando sempre nei primi posti e dividendo il palco con artisti quali i Lotus e gli Apres La Classe. Nel settembre 2004 Giorgia lascia i Superpartner e viene sostituita da Rosita Garzia, che entra subito in studio per le registrazioni del nuovo demo, “Lady Swimmer”, contenente due brani. Nel settembre 2005 il brano “Chic & Shine” viene inserito nella compilation “Heineken Jammin’ Festival Contest”. Nel 2006 I Superpartner sono: Rosita Garzia (voce); Francesco Lanferdini (voce, chitarra, computer); Vincenzo Carluccio (chitarra); Cristiano Longo (tastiere e sintetizzatori); Gianluca Quarta (basso); Francesco Fiore (batteria). Veronica Delirio

 

INDIEPOP.IT - http://www.indiepop.it 

Non dev'essere stato facile per Francesco Lanferdini trasformare i Superpartner - esile duo nato all'ombra dell'ottimo EP "Microfilm" - in una full band, ma l'operazione è riuscita a meraviglia: avevamo salutato "Lady Swimmer" come tappa fondamentale nel percorso di crescita dell'ensemble di Squinzano e non possiamo che compiacerci di "Pink Girl", la killer track che a quell'EP mancava: corredata da un remix e da un video pieno di palloncini rosa, la nuova canzone recupera la spontaneità venuta meno nel precedente singolo senza sacrificarle la pienezza melodica. Di nuovo vicini a quegli Studiodavoli a cui hanno preso il nome, i Superpartner modellano Pink Girl su una metrica attenta ed impeccabile, struttura semplice e priva di sbavature da capo a coda. Concisa ed essenziale come si addice ad un bonbon pop, si colora senza fretta su tessuti di tastiere confetto, stordisce nei break di keyboards, chitarre e morbidi "oooh" e si adagia poi sulla voce di Rosita, la cui presenza è ormai elemento irrinunciabile e distintivo della band. Se una cosa rimproveriamo ai Superpartner è l'avarizia di questo CDs, che impone ascolti troppo ravvicinati dello stesso pezzo rischiando di bruciarlo: voi dosatelo come un Martini, e magari affiancategli la Davoliana "Kiss" per una resa ideale. (Salvatore)

 

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LADY SWIMMER

Autoproduzione – 2004

 

 

TRIBE MAGAZINE – n. 81 – luglio 2005

E' una spiaggia avvolta da luci bianche e abbaglianti quella dipinta dalle canzoni dei Superpartner. I brani di questo demo sono intensi,delicati, appassionati. Ricordano - senza emularli - le migliori esperienze di quei gruppi (come Low e Tortoise) che hanno ridato vita al post-rock quando sembrava spacciato.

 

LOVELESS - http://www.love-less.splinder.com

Dalla ridente provincia leccese arriva finalmente il seguito al bellissimo “Microfilm”, a firma dei Superpartner di Francesco Lanferdini, senza dubbio tra le migliori realtà di casa nostra e in assoluto tra i gruppi più amati tra queste parti. Li ritroviamo in forma smagliante in queste due nuove romanticissime canzoncine che faranno la gioia di chi aveva adorato le loro melodie naif e passionali, raffinate e piene di stile. “Lady Swimmer” e “Flight on colours” costituiscono un’intelligente continuazione del discorso avviato col demo precedente, dal quale comunque si affrancano presto per la considerevole maturazione in fase di scrittura e arrangiamento, seppur conservandone la medesima cifra stilistica. E la stessa innocenza. Forse è quella che gli permette di colpire veramente al cuore. Hanno scelto la deriva più languida della loro innata passione per il pop sofisticato dagli squarci vagamente psichedelici e ci offrono aggraziati duetti tra chitarre e tastiere, tra le voci di Francesco e Rosita (che sostituisce onorevolmente la dimissionaria Giorgia). Si fermano a ripensare a pomeriggi al mare e con chitarre brillanti, col loro gusto lieve e malinconico, con lo sguardo sornione e affettuoso della provincia, si abbandonano a confidenze di agrodolci amori estivi per giovinette terribilmente glamorous e… so…“seventies”… ci regalano acquerelli struggenti - per quanto anche finemente ironici - che rievocano fianchi e seni e spiagge d’oro. Canzoni d’amore dell’era atomica che profumano di iodio e baci, drink e sigarette light, sospese in un clima quasi post-smithsiano di impalpabile rimpianto. Innamoratevi follemente di queste due canzoni e di chi dovesse regalarvele, ogni volta è sempre più bello ritornarci. Antonio Olivieri

 

INDIEPOP.IT - http://www.indiepop.it 

Sparite l'essenzialità quasi nordica di "Your Birthday" e l'eclettismo che apriva mille possibilità all'ottimo EP d'esordio, i Superpartner decidono di diventare grandi. Oltre a proporsi come vera e propria band, con una line-up di cinque elementi sotto la direzione di Francesco Lanferdini, optano per un sound più stratificato e personale che lavora sulla cooperazione di trame chitarristiche e svolazzi di tastiere: le prime costruiscono i tessuti sonori, le seconde li colorano. I due brani di "Lady Swimmer" sono micidiali trappole a rilascio lento, evidentemente costruiti con molta attenzione e tanto più ambiziosi nel perseguire una inedita via all'indiepop italico: le tastiere prima erigono una sorta di muro sul quale la title-track si muove pigra, ricca di echi brit e sempre in pieno controllo di se' stessa, poi animano la malinconia di "Flight On Colours", tutta giocata sulla sovrapposizione delle voci di Lanferdini e della nuova vocalist Rosita Garzia e sul bel lavoro delle chitarre che brillano nella suggestiva parte centrale. Lavoro solido che compensa la diminuita spontaneità con un suono ricco e gratificante, "Lady Swimmer" è un gioiellino di equilibrio melodico, pop "colto" e tridimensionale che si propone con la tenacia di chi è ben cosciente dei propri mezzi. Continuiamo a seguirli con il massimo interesse. (Salvatore)

 

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MICROFILM

Autoproduzione – 2003

  

LOVELESS - http://www.love-less.splinder.com 

Uno di quei rarissimi demo che farebbe venir voglia di tirare fuori certi referendum very ’70 alla “Altà Fedeltà” tipo: “I tre migliori demo che avete in camera”... Lasciando ad altri questo gratificante sport dico semplicemente che, della marea di demo ascoltati in tutti questi anni di onorata (?) carriera, MICROFILM è sicuramente uno dei più belli. Di quelli belli dall’inizio alla fine e senza riserve. Il gruppo pugliese (di Squinzano, Lecce) è attualmente alle prese con le registrazioni del nuovo CD-R (ormai praticamente finito) ma questo loro “Microfilm” io continuo ad ascoltarlo quasi quotidianamente dal dicembre scorso… e ogni volta scopro qualcosa che me lo fa apprezzare sempre di più. Sinceramente se all’indomani di queste registrazioni (giugno ’03) qualche amico me li avesse fatti sentire spacciandomeli per un gruppo della suburbia londinese che i Pulp avevano voluto a tutti i costi in tour con loro, ci sarei cascato senza batter ciglio. All’epoca erano solo Giorgia e Francesco. Voce (lei) e chitarre/basso/elettronica/drum machine (lui). Bastava a far capire più o meno tutto. Veramente incredibile pensare questo gioiellino colmo di melanconico spleen, deliziosi sapori easy e raffinatissime atmosfere brit sia stato realizzato dal solo Francesco Lanferdini (chitarrista e autore di tutti brani) nella sua stanza. Ma se ricordate i Nudicorpi, il suo gruppo precedente, forse neanche così tanto strano… a dimostrazione che finchè si possiede talento e stile non serve nulla di fantascientifico per registrare delle belle, bellissime canzoni. E poi Giorgia. Anche se avessi a disposizione tutto il tempo del mondo non credo riuscirei lo stesso ad esprimere quanto ami la sua voce... davvero una delle più fantastiche mai arrivate alle mie orecchie. Di quelle in grado di portarti sempre da qualche parte ad ogni parola strofa. Inutile dire che le trovate di Francesco la valorizzano solo ulteriormente. Il risultato è estremamente seducente e ha un che di dolcemente familiare. Così basta chiudere gli occhi e immagini e ricordi viaggiano con leggerezza sulla musica. “The Footgirl” è per me la quintessenza del pop moderno, almeno come lo sogno io: armonia quasi commovente (quanto discreta e sempre misurata), gran gusto negli arrangiamenti… e appena sotto la spensieratezza, un oceano di malinconia. Stereolab, Belle & Sebastian, Smiths, Cardigans. Ok, per carità, tutto giusto. Ma, credetemi, non solo. Tanti brevi flash. Racconti sfaccettati di (stra)ordinaria vita quotidiana che vanno a comporre una storia sola. Raccontata con dolcissime reminiscienze cinematiche, magnifiche tastierine retrò e melodie così sognanti da riportare spesso alla mente i cari Cocteau Twins. A volte la musica (quando vale) ha davvero il potere di certi profumi di svegliare i ricordi, e la musica dei Superpartner ci riesce ad ogni respiro. Un pomeriggio assolato sul prato della scuola a strimpellare la chitarra. La ragazza dei sogni che passa oltre senza guardare."Vieni alla festa con me?..." Il ritmo rallenta. “At early dawn”. Quel sapore lunare del party finito da poco, un’alba blu, agrodolce, come tutti i ritorni a casa da serate passate non proprio come le avevi sognate. Poi quel cantato celestiale. “At early dawn... I want to sleep into your nest... At early dawn... I want to kiss your girlfriend... your girlfriend woman in love...” La conclusiva “A day on mars” - strumentale - è anche la più Air-styled... facile ritrovarsi immersi nel daydreaming a fantasticare di un drink su Marte con Kate Moss. Quindi il cd finisce. Di già. E io a questo punto non posso fare a meno di sospirare, tornare indietro, e riascoltare almeno la traccia che intitola “Microfilm”. Una piazza di provincia sotto natale... il cinema... in macchina... la tua fantasia... sognando che … mi credi?... “per favore, niente lacrime ”. Antonio Olivieri

 

INDIEPOP.IT - http://www.indiepop.it 

E' il caso di ridisegnare le mappe dell'Italia musicale: pensavamo che il Salento fosse solo un'inesauribile fucina di italico reggae/ragamuffin (dai Sud Sound System alla Chop Chop Band) e invece gli ultimi mesi hanno ribaltato ogni certezza. Dopo lo strepitoso esordio degli StudioDavoli ecco i Superpartner da Squinzano, evoluti in vera e propria band da un progetto di Francesco Lanferdini. Ai tempi dei sei pezzi di questo EP il gruppo era ancora un'idea (ci sono soltanto Lanferdini e la vocalist Giorgia Libardo), e ciò non fa che accrescere la meraviglia per un lavoro impeccabile e delizioso: i Superpartner partono da un percorso di fusione di elementi italo/anglofili non dissimile da quello degli StudioDavoli (dal cui singolo hanno preso in dote il nome): melodie, chitarre ed elettronica, ma la componente lounge è decisamente più asciugata a fronte di un approccio pop vivo ed esaltante. "Your Birthday" è un piccolo capolavoro di scintillante maestria indiepop, una veloce giostra tenuta in piedi da basso e tastiere impertinenti, ed è uno degli ascolti più piacevoli del mese; "A day on Mars" si esalta su un tempo bossato e offre squarci di soffici melodie elettroniche, "At Early Dawn" ammicca a certo easy italiano, ma è "Torture Me" a offrire uno squarcio delle enormi possibilità della band, inasprendo le chitarre con l'effetto di illuminare ancor di più il contrasto tra le melodie affilate cantate da Giorgia e il trapunto di tastiere+chitarre di Francesco. Messa insieme a "Your Birthday" sarebbe un perfetto 7" per il Labrador singles club. Bravissimi. (Salvatore)

 

IDBOX.IT - http://www.idbox.it 

Nuova vita per Francesco Lanferdini, musicista compositore salentino già al lavoro in passato con band e progetti molto interessanti come Virus e soprattutto Nudicorpi (reale meteora di meraviglia). Questa volta, almeno per la realizzazione del mini cd promozionale, fa tutto da solo, facendosi accompagnare solo da una bella voce femminile, che tra tante che se ne sentono in giro, sembra avere una sua personalità ed originalità. Il mood dei brani, spesso strizza l'occhio ad un certo pop di scuola Stereolab, e rimane sempre malinconico e sognante: le atmosfere create sono cariche di feeling cinematico, gli arrangiamenti, le tastiere e soprattutto i giri di chitarra richiamano esplicitamente a delle immagini che non ci sono. Su tutto segnalo la cura ed il buon gusto, chiaramente evidenti, impiegati per realizzare questo mini cd: il disco è ben suonato, ben registrato, gli arrangiamenti sono giusti e misurati, nulla mi sembra che sia stato lasciato al caso. Ennio Ciotta

 

ROCKIT - http://www.rockit.it 

Certe cose in due si fanno meglio. Può apparire scontato dire che l'ultimo degli sbarbatelli demo arrivati al mio cospetto è super, se i due che lo hanno cantato e suonato si chiamano Superpartner. Formatisi appena nel giugno di quest'anno, auto-ben-prodotti, si presentano di bianco e nero vestiti, in coppia mista come nel migliore trend del momento sulla scia delle stelle e strisce di White Stripes e the Kills, passando per lo shoegazer dei Raveonettes fino a casa nostra coi romani Intellectuals. Eleggono l'inglese per le sei tracce del loro delicato Microfilm e scelgono di allegare i testi nella biografia, mossa che gli fa acquistare frecce al loro arco: dalla scrittura semplice e diretta, Francesco Lanferdini racconta storie memori del realismo anglosassone del dandy Jarvis e dei suoi Pulp e musica scenette di quotidiana ironia Belle&Sebastian aromatizzate dal sole della Puglia. Giorgia Libardi si presenta come un'acerba Dot Alisson con la sua freschezza pop ed è impregnata di fascino ambiguo alla Ladytron quando attacca un po' svogliata filastrocche hi-tech a ritmo di tastiera. Le sei tracce del piccolo film fuggono via veloci e da se, non si lasciano afferrare facilmente da brave melodie ritrose e dense di malizia: "Your birthday" è un girotondo accelerato in compagnia degli Stereolab, canticchiando cristallini e scanzonati versi, sconfinanti quasi in una malinconia piacevole, che scende e sale sullo scivolo rosso delle emozioni e delle prime esperienze. Tutto sembra lievitare sul pelo dell'acqua, tra paura e infantile onnipotenza, occhiolini al lo-fi made in USA e agli Eighties in UK nell'impervia e ribelle "Torture me", deciso attacco sonoro d'oscura tastiera new wave, guidato da un lirismo potente di spessore Cocteau Twins. Da qui in poi cresce il suono ed evolve la sperimentazione e siamo quasi alle ultime battute del Microfilm: l'enfasi s'espande e porta addosso il peso degli anni coi bassi rallentati di "At early dawn", fino all'ultima "A day on Mars", alienante sinfonia d'Air (in tutte le accezioni da quelli di Moonsafari all'Etere), e scopri che il biglietto pop del parco giochi vale pure una corsa siderale per un concerto retrofuturista su Marte. La minuta opera sparisce con la semplicità di un bicchier d'acqua e ti alzi dalla poltrona invasa dai popcorn, felice di aver intravisto scimmiette volanti, il caro dono della sintesi (sia lodato) e un' affilata seduzione noir. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Alessia De Luca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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